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Investire nei Diamanti

Written by: Ametis Published In: Blog Created on: 2015-03-22 View: 592 Comment: 0

Il diamante rosa conteso











Diamanti da investimento, maneggiare con cura. Profittevoli, ma nel lungo periodo, e da riservare a una limitata allocazione in portafoglio. Rappresenta ancora un fenomeno di nicchia, ma il settore dei diamanti da investimento aspira ad accrescere la propria quota di mercato nei confronti dell’oro, bene rifugio per eccellenza, da alcuni analisti considerato a rischio bolla dopo la lunga stagione di crescita (anche se gli ultimi mesi hanno visto un parziale ripiegamento dai massimi). QUANTO RENDONO C’è quindi chi preferisce puntare su queste pietre preziose, della cui produzione, però «solo una piccola parte, ossia circa il 2% del mercato viene destinato a investimento», sottolinea Claudio Baretti, principal di Boston Consulting Group che ha condotto uno studio sulle performance nel tempo di questo bene rifugio. L’80% viene invece utilizzato per scopi industriali e la restante parte per creare gioielli. «Nel medio termine ci attendiamo che la domanda supererà l’offerta, supportando quindi la crescita dei prezzi», prosegue. «Soprattutto per la richiesta proveniente dalle economie emergenti, come India e Cina». Lo studio evidenzia come a limitare l’offerta concorrano vari fattori: «Le miniere sono poche e trovare giacimenti sfruttabili economicamente è molto difficile», spiega Baretti. In particolare, il 95% della produzione avviene in 25 miniere a livello globale, dislocate in paesi come Canada, Russia, Australia, India e Sudafrica. «Da considerare poi che nel caso di nuove scoperte passano circa 25 anni prima della messa in produzione delle pietre preziose», aggiunge l’esperto.

AUMENTO BRILLANTE

Negli ultimi dieci anni, evidenzia lo studio, i diamanti hanno battuto i principali indici (Dow Jones, inflazione, indici immobiliari Italia e Us) con una crescita annuale media ponderata del 4,3%, anche se con una performance inferiore rispetto all’oro (+18%). Mentre considerando un orizzonte temporale più ampio (dal 1985 al 2012) «il Rapaport Diamond Index ha sempre battuto l’inflazione con una crescita annuale del 3,7%, a fronte del 2,4% di quest’ultima, senza grandi fluttuazioni», fa notare Baretti. Uno dei motivi della scarsa volatilità risiede nel fatto che il marchio De Beers (nelle cui mani è concentrato il 30% della produzione mondiale di pietre preziose) funge da elemento moderatore del mercato. In ogni caso, l’investimento in diamanti per essere profittevole deve essere di lungo periodo, fatto in un’ottica di diversificazione «con un’allocazione non superiore al 10% dell’intero portafoglio e con un taglio minimo che va dai 6-7mila euro in su», specifica Claudio Giacobazzi, presidente e amministratore delegato di Idb (Intermarket Diamond Business), una delle due società, insieme alla Diamond Private Investment, che in Italia si occupano di commercializzare le gemme da investimento tramite gli istituti di credito (tra quelli partner di Idb ci sono Carige, Unicredit, Banca Popolare di Milano e Banco Popolare).
MANEGGIARE CON CURA
Le pietre preziose, infatti, non sono facilmente rivendibili e potrebbero creare dei problemi di liquidità in caso di urgenze. Per quanto riguarda le operazioni di compravendita, è possibile ordinare in banca i diamanti che vengono consegnati con una polizza assicurativa gratuita contro i furti «che vale solo per il primo anno e poi costa lo 0,6% del valore assicurato », aggiunge Giacobazzi. Mentre dal punto di vista fiscale, «il diamante è assimilato a un’auto d’epoca». Nella scelta di investire nelle gemme preziose potrebbero infine intervenire valutazioni di carattere etico. Si è parlato spesso dello sfruttamento dei lavoratori da parte di alcune compagnie nelle miniere in Africa e Asia. Un problema al quale si potrebbe ovviare acquistando esclusivamente diamanti certificati in base, ad esempio, al «Best Diamond Trade Practice» contro lo sfruttamento del lavoro minorile, o al «Kimberley Process», ossia un accordo che garantisce che i profitti derivanti dal commercio di diamanti non finiscano nel finanziamento di guerre civili. (s.d.p.) Il Rapaport Diamond Index ha sempre battuto l’inflazione con una crescita annuale del 3,7%

Da www.gioiellis.com

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